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Povertà d’un tempo, parsimonia, paure…ma che divengono anche avarizie!!

di Marisa Russo

I detti  sono efficace espressione della cultura popolare, importanti per la ricerca dell’identità di un popolo. Certamente il popolo cilentano ha vissuto nel passato periodi molto difficili, di miseria, in un mondo agricolo in cui la terra arida non permetteva molte e certe coltivazioni, ciò ha determinato un modo di essere, di sentire, che persiste, per lo più nel tempo, anche a condizioni mutate. E’ certo una virtù la parsimonia, ma quando le paure diventano eccessive, si protraggono nel tempo, anche quando non vi è la necessità, allora diviene avarizia…………credo che, molto meno conosciuti dei genovesi, i cilentani, in genere, possono vincere il primato, almeno italiano, dell’avarizia! 
Nel primo detto “ ’ A votte se sparagna quanno è chiena”, è evidente l’invito all’accortezza di non consumare con faciltà il vino della botte, già dall’inizio, quando è ancora piena, e diviene simbolo generale di ammonimento a conservare ogni cosa. Il vino, produzione essenziale del Cilento, viene eletto dunque come il bene materiale per eccellenza.
Questo proverbio ha anche una versione rimata:
“Sparagna Catarina. Quanno è chiena la tina, ca quanno è a lu tumbagno nun ngè chiù sparagno” 
Questo atteggiamento, pur avendo dei risvolti positivi di uno sguardo teso al futuro, determina però una chiusura, una privazione di slanci, con se stessi e con gli altri, un attaccamento forte all’accumulo economico!
“ Stìpate lu milo pè quanno te vene sete”
Un’altra importante produzione, soprattutto di un tempo passato, era quella dei meli, di una qualità quasi del tutto scomparsa, che si tenta di recuperare e diffondere di nuovo. Era una qualità che produceva mele saporite e dissetanti. Quindi in questo detto è la mela presa a simbolo per l’invito alla parsimonia, alla conservazione: “conserva la mela per quando ti viene la sete”. Conservare per il momento di maggiore necessità! Tuttavia questo detto veniva usato anche con altri significati simbolici. Ad esempio richiama anche alla mela biblica quale significato di peccato originale,…….conserva “l’occasione” per il momento che ne hai più voglia!!!!
Inoltre veniva adoperato anche quale invito a non rispondere ad uno sgarbo con una vendetta immediata, ma a serbare il rancore per un’organizzazione migliore, rimandando il momento, con accumulo di perfidia.
Certo questi detti rivelano un modo di sentire opposto ad altre culture, come quella diffusa italiana, di origine latina, “carpe diem”, “cogli il giorno”. L’opposto anche di tanti detti della cultura sempre campana, ma napoletana, che invitano a cogliere l’attimo, a non rimandare al domani il piacere che si può captare in modo immediato.  La cultura napoletana, che rivela errori opposti, inviti al non equilibrio, è certamente rivelatrice di un modus vivendi criticabile, ma che ha, come rovescio positivo della medaglia, il risvolto di un popolo aperto, allegro.
Quindi tutto ciò conferma il valore dei detti popolari per conoscere l’identità di un popolo. Su questo tema ne captiamo diversi altri, che rimandiamo al prossimo scritto.
Nell’immagine “Arpagone, ovvero l’Avaro di Molière”.

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