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Quella terra chiamata Cilento: echeggiando tra passato e presente (parte II)

di Giuseppe Conte

Prima delle grandi civiltà.
Prima dell’avvento della venuta dei popoli antichi, e prima ancora che diventasse parte di quella “Magna Grecia” che tanto ha influito su questa terra, il Cilento era un territorio probabilmente verdeggiante, ove solo la macchia mediterranea, opera dell’incontrastata natura regnava. Vallate impervie, con il mormorio dei loro torrenti e boschi rigogliosi dominavano l’interno; coste rocciose, che talvolta si alternavano a piccole cale e luoghi da favola, caratterizzavano la zona marina. Così dovette apparire il Cilento ai primi “visitatori”.

Arrivano i greci.
Correva il VI sec. a.C. quando da Focea giunsero i primi coloni greci, i quali col tempo diedero vita alla maestosità di Elea. Si instaurò così, un legame profondo, che fu fortemente compromettente per l’assetto locale d’impianto naturalistico. Sulle rive dell’antico Hales edificarono Elea, con la sua fortezza, il suo porto e la sua imponente predominanza. Il Cilento divenne allora culla di antiche civiltà! Passavano i giorni, i mesi, gli anni. Elea divenne importane! E divenne parte della “Grecia grande”. Quanto lustro ha avuto nel corso della storia e quanto ha inciso la sua presenza, tanto da essere ad oggi rimasta incantata, incastonata lassù, sul promontorio che guarda quel mare che i primi esuli vide arrivare.

Quella terra chiamata Cilento: echeggiando tra passato e presente (Parte I)

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